“Il Meccanismo Europeo di Protezione Civile”

ECHO / European Commission – Humanitarian Aid & Civil Protection

Il Meccanismo Europeo di Protezione Civile è uno strumento dell’Unione Europea nato per rispondere tempestivamente ed in maniera efficace alle emergenze che si verificano su un territorio interno o esterno all’Unione, attraverso la condivisione delle risorse di tutti gli Stati membri.

Fanno parte del Meccanismo Europeo di Protezione Civile:

  • 29 Paesi membri dell’Unione Europeaunione europea
  • 3 Paesi dell’Area Economica Europea (Norvegia, Islanda e Liechtenstein)

A livello europeo, la Protezione Civile è incardinata nella Direzione Generale Aiuti Umanitari e Protezione Civile ECHO / European Commission – Humanitarian Aid & Civil Protection della Commissione europea, ed è articolata in due unità:

1ª unità: Risposta alle emergenze

2ª unità: Policy, Prevenzione, Preparazione, Mitigazione del Rischio

1ª unità

“Risposta alle emergenze”

 Questa unità si occupa di risposta e cooperazione internazionale.

E’ responsabile:

  • della gestione delle operazioni dell’ERCC;
  • del CECIS / Common Emergency Communication and Information System
  • delle missioni degli esperti,
  • della predisposizione dei trasporti,
  • delle azioni di allerta rapida e monitoraggio,
  • dell’approccio modulare.

Include:

  • ERCC / Emergency Response Coordination Centre

Centro di Coordinamento di Risposta all’Emergenza

Rappresenta la componente operativa in grado di reagire immediatamente 24 ore su 24. E’ il cuore operativo del Meccanismo ed è collocato fisicamente all’interno dell’Unità di Protezione Civile – Risposta alle Emergenze, incardinato nella DG-ECHO/Direzione Generale per gli Aiuti Umanitari e Protezione Civile della Commissione Europea.

Il Centro è funzionante 24 ore su 24 e fornisce ai Paesi partecipanti l’accesso alla piattaforma informatica comunitaria di Protezione Civile.

Inoltre prevede:

  • lo sviluppo di sistemi di rilevamento e di allerta rapida per le catastrofi che possono colpire il territorio degli Stati membri, al fine di permettere ai Paesi di rispondere rapidamente;
  • il sostegno per ottenere l’accesso alle risorse di attrezzature e di trasporto;
  • il sostegno all’assistenza consolare per i cittadini dell’UE in situazioni di emergenza grave in Paesi terzi ove le autorità consolari degli Stati membri ne facciano richiesta;
  • l’integrazione del trasporto fornito dagli Stati membri, finanziando risorse di trasporto supplementari necessarie per garantire una risposta rapida alle emergenze gravi;
  • lo sviluppo di moduli di protezione civile, ovvero unità specializzate di intervento composte da personale, mezzi e attrezzature messi a disposizione dai Paesi membri e “confezionati” secondo la funzione da svolgere e secondo specifici criteri.
  • EERC / European Emergency Response Capacity

Capacità di Risposta Europea alla Crisi

La nuova normativa istituisce un vero e proprio pool volontario di forze pre-impegnate che compongono l’EERC.

Finanziato con risorse degli Stati membri, l’EERC è costituito da moduli, da altri mezzi di risposta e da esperti. Gli strumenti (valutati dalla Commissione Europea) sono a disposizione delle operazioni di risposta nell’ambito del Meccanismo Unionale, a seguito di richiesta di assistenza inoltrata tramite il Centro di Coordinamento di Risposta all’Emergenza – ERCC.

  • CECIS / Common Emergency Communication and Information System

Sistema Comune Comunicazione Informazione Emergenza

Ha il compito di facilitare le comunicazioni tra l’ERCC e le Autorità Nazionali. E’ un sistema informatico gestito direttamente dall‘ERCC a Bruxelles, che permette un dialogo immediato ed efficace tra i Centri operativi h24 degli Stati membri. All’interno di questo sistema, compaiono le richieste dello Stato colpito e le relative offerte di assistenza da parte dei Paesi che decidono di intervenire. Attraverso il CECIS, inoltre, tutti gli Stati membri sono sempre informati ed aggiornati sull’andamento dell’emergenza fino alla sua conclusione. E’ in grado di comunicare e di scambiare informazioni tra l’ERCC ed i punti di contatto nazionali degli Stati membri.

2ª unità

“Policy, Prevenzione, Preparazione, Mitigazione del Rischio”

 Questa unità, recentemente incardinata nell’area del rischio da disastro, è responsabile dello sviluppo di un quadro comunitario per la prevenzione.

Cura le attività di preparazione che includono corsi di formazione dell’Unione Europea, simulazione di esercitazioni, promozione di scambio di esperti, sviluppo di nuovi percorsi formativi, gestione di progetti di prevenzione e preparazione, la direttiva Seveso*

* D.Lgs. che detta le disposizioni finalizzate a prevenire gli incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose ed a limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente.

Coordina anche le attività di comunicazione ed informazione al pubblico e la pianificazione finanziaria per le due unità, nonché l’implementazione del numero unico d’emergenza europeo 112.

  1. Ambiti di interventoprotezione civile unione europea
  2. Come si attiva (ambito europeo ed extraeuropeo)
  3. La gestione del rischio
  4. Programma di formazione
  5. Le esercitazioni
  6. Azioni finanziabili

2a. Ambiti d’intervento

Dal 1° gennaio 2014 la riforma avvenuta con il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – TFUE (Trattato di Lisbona), oltre a sottolineare l’importanza dell’approccio preventivo, la preparazione e risposta alle catastrofi naturali e/o antropiche – stabilisce quattro nuovi settori di competenza in cui l’Unione Europea (UE) può intervenire (art.196):

  1. la Protezione Civile
  2. la cooperazione amministrativa
  3. il turismo
  4. lo sport

Le nuove competenze dell’UE in questi settori, sono competenze di sostegno. Infatti, l’UE non acquisisce competenze legislative supplementari, poiché può solo agire per sostenere le azioni degli Stati membri, senza poter armonizzare la normativa nazionale; (l’UE interveniva già in questi settori tramite le politiche trasversali).

Il “Trattato di Lisbona” chiarisce ora gli obiettivi e l’azione dell’UE, creando basi giuridiche specifiche per questi quattro settori.

2a.1. Ambiti di intervento – Protezione Civile

Il trattato di Lisbona intende rafforzare la capacità dell’UE di far fronte alle calamità naturali o provocate dall’uomo.

L’art.196 del TFUE permette quindi all’UE di adottare misure riguardanti:

  • la prevenzione dei rischi;
  • la preparazione degli attori della Protezione Civile;
  • l’intervento in caso di calamità naturali o provocate dall’uomo;
  • la cooperazione operativa tra i servizi di Protezione Civile nazionali;
  • la coerenza delle azioni intraprese a livello internazionale.

Tali disposizioni in merito alla Protezione Civile, si realizzano nel pieno rispetto dell’art.222 del TFUE“Clausola di solidarietà”, secondo la quale:

 “L’Unione e gli Stati membri sono tenuti ad agire di concerto in uno spirito di solidarietà, se un Paese Europeo è colpito da un attacco terroristico, oppure è vittima di una calamità naturale o causata dall’uomo”.

Le risorse che compongono i moduli dell’Italia, provengono infatti da tutte le componenti del Sistema, ed è cruciale lavorare in coordinamento per mettere a disposizione dell’Europa le eccellenze del nostro Paese, in ambito di Protezione Civile.

Il nuovo Meccanismo presenta un profilo operativo potenziato: il coinvolgimento delle regioni risponde all’esigenza di interoperabilità e preparazione dei soggetti coinvolti, a cui si aggiunge l’esigenza di una Protezione Civile intersettoriale.

Questa struttura è stata realizzata per lavorare al meglio sui diversi stadi della gestione dei disastri e, grazie alla nuova organizzazione, il Meccanismo Europeo di Protezione Civile è in grado di rispondere con maggiore efficacia alle numerose emergenze.

2b.1. Come si attiva – Protezione Civile

  1. all’interno dell’Unione Europea
  2. al di fuori dell’Unione Europea

2b.1.1 – all’interno dell’Unione Europea

 Quando uno Stato Partecipante non riesce a fronteggiare una grave emergenza nazionale, può richiedere assistenza agli altri Stati Partecipanti attivando il Centro di Coordinamento della Risposta all’Emergenza – ERCC che, ricevuta la richiesta, informa tutti i Paesi del Meccanismo.

La comunicazione avviene attraverso il CECIS, che permette un dialogo immediato tra i Centri operativi h24 degli Stati. All’interno di questo sistema, compaiono le richieste dello Stato colpito e le relative offerte di assistenza da parte dei Paesi che decidono di intervenire.

Attraverso il CECIS tutti gli Stati partecipanti sono informati ed aggiornati sull’andamento dell’emergenza fino alla sua conclusione.

La tipologia di intervento varia a seconda dell’evento. L’ERCC agevola quindi la mobilitazione di squadre di valutazione e/o di coordinamento, esperti, di moduli di protezione civile ed assicura il co-finanziamento del trasporto dell’assistenza offerta dagli Stati partecipanti, lasciando comunque la direzione degli interventi di soccorso allo Stato richiedente.

Il metodo

Questo sistema agevola la cooperazione negli interventi di soccorso consentendone  il coordinamento.

Le varie strategie dell’Unione Europea per la cooperazione nel settore della Protezione Civile non intendono in alcun modo sostituire i sistemi nazionali.

Tutte le iniziative sono basate sul principio di sussidiarietà, in base al quale le azioni dell’Unione devono essere sempre intraprese in coordinamento e su richiesta dello Stato colpito.

L’azione si realizza attraverso l’invio sul territorio colpito di squadre di esperti nella valutazione e coordinamento, e di risorse materiali messe a disposizione dai vari Stati membri (i moduli di protezione civile europei).

Ambito d’intervento

Il Meccanismo interviene in caso di emergenze causate da disastri naturali o legate all’attività dell’uomo, e atti di terrorismo.

 

2b.1.2. – al di fuori dell’Unione europea

Il Meccanismo può essere attivato attraverso una richiesta di assistenza all’ERCC da parte del Paese colpito.

In questi casi, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la politica estera insieme allo Stato Membro che detiene la Presidenza del Consiglio Europeo, coordina la risposta politica di concerto con la Commissione.

Con questa procedura, si garantisce così il collegamento con il Paese colpito, facilitando il rapido dispiegamento dei soccorsi comunitari soprattutto nelle prime ore dall’evento.

Nel caso in cui siano presenti le Nazioni Unite, queste ultime detengono il ruolo di guida delle operazioni.

L’attività, svolta dalla Direzione Generale per gli Aiuti Umanitari e Protezione Civile della Commissione Europea (ECHO / European Commission – Humanitarian Aid & Civil Protection) avviene in stretta collaborazione con l’

Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari

OCHA / Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

2.c. La gestione del rischio

Nell’ambito del Meccanismo, gli Stati Membri favoriscono un approccio coerente ed efficace in materia di prevenzione e preparazione alle catastrofi, attraverso la condivisione delle informazioni non sensibili (informazioni la cui divulgazione non sarebbe contraria agli interessi essenziali della sicurezza degli Stati membri) e la condivisione delle buone prassi.

Inoltre, i Paesi:

  • effettuano valutazioni del rischio a livello nazionale o al livello subnazionale appropriato e mettono a disposizione della Commissione una sintesi degli elementi di rilievo in esse contenuti (entro il 22/12/2015 e successivamente ogni tre anni);
  • elaborano e perfezionano le rispettive pianificazioni della gestione dei rischi di catastrofe a livello nazionale o al livello subnazionale appropriato;
  • mettono a disposizione della Commissione la valutazione delle rispettive capacità di gestione dei rischi a livello nazionale o al livello subnazionale appropriato ogni tre anni dopo la messa a punto delle pertinenti linee guida, ed ogni volta che vi siano modifiche di rilievo. Partecipano, su base volontaria, alle cosiddette “peer review” sul tema della valutazione della capacità di gestione dei rischi.

2.d. Programma di formazione

 Nell’ambito del programma di formazione, l’Italia è parte del network dei centri europei di formazione di protezione civile.

Dal 2004 la Commissione europea offre la possibilità agli esperti di protezione civile dei Paesi partecipanti di frequentare alcuni corsi di formazione organizzati in Europa dal network dei centri europei di formazione di Protezione Civile.

I corsi mirano a formare gli esperti che potranno partecipare agli interventi di assistenza del Meccanismo, sia in Europa sia in Paesi terzi.

La Commissione europea gestisce un programma di formazione in materia di prevenzione, preparazione e risposta all’emergenza. Il programma comprende corsi comuni e un sistema di scambio di esperti.
L’obiettivo generale è potenziare il coordinamento, la compatibilità e la complementarietà tra le risorse dei paesi e migliorare le competenze degli esperti di protezione civile degli Stati partecipanti.

I corsi comuni di formazione sono rivolti agli esperti di protezione civile che potranno partecipare agli interventi di assistenza del Meccanismo, sia in Europa sia in paesi terzi.

I corsi di formazione sono articolati in tre livelli principali: introduttivo, operativo e gestionale. Le lezioni (in lingua inglese) sono sia teoriche che pratiche, alternando sessioni frontali con lavori di gruppo. Sono, inoltre, previste delle esercitazioni, table-top o di campo, attraverso le quali gli esperti esercitano le proprie capacità, competenze e conoscenze simulando di lavorare come membri di una squadra di valutazione e/o di coordinamento mobiliata nell’ambito del Meccanismo.

I corsi, finanziati dalla Commissione Europea, sono organizzati in Europa da una rete di centri di formazione di protezione civile, di cui l’Italia ne è parte.

Dal giugno 2012, il Dipartimento della Protezione Civile è leader del consorzio costituito insieme all’Emergency Planning College del Cabinet Office del Regno Unito, alla protezione civile della Croazia, alla Scuola Superiore Sant’Anna ed alla Società Studiare Sviluppo.

Il consorzio è impegnato nello sviluppo e nell’organizzazione di corsi introduttivi sul Meccanismo Europeo di Protezione Civile.

Ogni ciclo dura un anno ed i corsi si svolgono con le seguenti modalità:

  • 5 corsi in Italia, Roma – Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno;
  • 3 corsi nel Regno Unito, York, Cabinet Office – Emergency Planning College;
  • 3 corsi in Croazia, Spalato – Specialist Training Centre della Protezione Civile.

Nel periodo 2009-2012, il Dipartimento ha partecipato ad un’analoga iniziativa di formazione europea insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed al Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.

In questo ambito il Dipartimento cura i contatti con gli organizzatori del progetto scambio di esperti, sia per le candidature di quelli italiani sia per quelle degli esperti stranieri interessati a venire in Italia, nell’ambito di questa attività.

 

2.e. Le esercitazioni

Le esercitazioni sono organizzate a livello comunitario ed hanno lo scopo di testare la cooperazione e l’efficienza nella gestione delle operazioni di soccorso delle squadre dei Paesi partecipanti.

Durante lo svolgimento delle esercitazioni vengono inoltre valutate l’efficacia e la validità di un modello di intervento per fronteggiare un’emergenza grave, i piani, le procedure decisionali e la gestione dell’informazione.

Consentono, inoltre, agli esperti chiamati ad intervenire in un’emergenza reale, di misurare le proprie capacità, di acquisire esperienza e la giusta dimestichezza per operare sul campo.

L’esercitazione diventa un momento fondamentale in quanto permette la sperimentazione di forme collaborative tra i vari sistemi nazionali di Protezione Civile, chiamati a cooperare in caso di disastri in un Paese europeo o in Paesi terzi.

Le simulazioni a livello europeo sono organizzate dagli Stati partecipanti la cui proposta viene accettata dalla Commissione europea attraverso le ”calls for proposals”.

“Una ulteriore analisi dei nuovi aspetti della Normativa europea in vigore dal 1° Gennaio 2014”

“(…) Possiamo dire che i numeri sono fortemente indicativi dell’importanza crescente della protezione civile a livello europeo.

Si passa dai circa 190 milioni di Euro della precedente programmazione finanziaria (2007-2013) ai 368 milioni di Euro della programmazione 2014-2020. Quasi il doppio del finanziamento in un settore che è divenuto una politica dell’Unione dopo il Trattato di Lisbona, proprio in virtù di un aumento evidente dei disastri negli ultimi dieci anni sia a livello europeo che globale. Le opportunità sono molte per gli Stati membri a tutti i livelli da quello locale, a quello territoriale intermedio, fino a quello nazionale. Ma perché tutti possano beneficiarne al meglio, sarà cruciale il coordinamento a livello nazionale nell’ambito di una visione comune e partecipata di protezione civile vissuta come sistema e servizio al cittadino.

 In ultima istanza, dunque, i beneficiari finali saranno i cittadini europei, sia quando si trovano nel proprio Paese d’origine sia quando viaggiano all’estero, in Europa e perfino in Paesi più remoti”.

(dal magazine Protezione Civile anno 4. N. 14, intervista al Dirigente del Servizio Relazioni Internazionali, Luigi D’Angelo, pp. 30 – 31).

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, ed in particolare in seguito agli efferati attentati di Madrid (2004)Londra (2005), su proposte della Presidenza e del coordinatore antiterrorismo, il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato una strategia antiterrorismo, con la quale l’Unione si impegna a combattere il terrorismo a livello globale.

Il ruolo guida per affrontare questo genere di minaccia non ricade però nella sfera di competenze della Commissione (primo pilastro), come previsto dai trattati istitutivi che distribuiscono in tre pilastri le aree politiche dell’Unione, ma in quello relativo alla Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC – secondo pilastro), disciplinata dal titolo V del trattato sull’Unione Europea.

La Commissione pertanto, svolge un ruolo marginale rispetto ai compiti affidati al Consiglio, ovvero agli Stati membri, ed è in questa cornice, in questa attuale situazione istituzionale che vanno lette ed interpretate le varie iniziative poste in essere dal Consiglio per dar forma al tentativo di integrazione del Meccanismo Comunitario di Protezione Civile con il più ampio sistema europeo di gestione delle crisi.

Fra le tante iniziative intraprese in tema di sicurezza e difesa, si va costruendo e si cerca di organizzare una forma di cooperazione che, volendo accostarla per analogia con ciò che esiste già all’interno di molti Paesi dell’Unione tra cui l’Italia, potremmo definire come una

Difesa Civile Europea

 

Ovvero, una integrazione di strumenti esistenti, civili e militari, organizzati in modo da fronteggiare una emergenza originata da una minaccia destabilizzante, che agisce in modo asimmetrico e quasi totalmente imprevedibile.

Naturalmente il compito della Protezione Civile in tale contesto, rimane quello di assumere il ruolo di chi deve operare per la riduzione dell’impatto di un evento simile nei confronti della popolazione, mirando a limitarne, per quanto possibile, il suo coinvolgimento.

La Commissione quindi, proprio nell’ambito delle proposte volte al rinnovamento del Meccanismo, si è predisposta per assistere gli Stati aderenti nell’attuazione del loro impegno di solidarietà in materia di Protezione Civile.

L’attività della Commissione è quindi parte di una cornice più generale (la strategia antiterrorismo dell’UE, decisa dal Consiglio) che copre quattro settori d’azione: prevenzione, protezione, perseguimento e risposta.

In quest’ultimo settore troviamo il contributo del Meccanismo Comunitario di Protezione Civile: tale partecipazione viene inserita sia in termini di capacità operative che d’integrazione della Commissione nei nuovi dispositivi UE di coordinamento nella gestione delle crisi e delle emergenze.

Il coordinamento si attua per mezzo di un gruppo direttivo di crisi istituito ad hoc e che deve tenere continuamente informato il Comitato dei Rappresentanti Permanenti (COREPER) ed il Consiglio, sull’evoluzione della situazione, sulle decisioni del Paese colpito, ed accompagnare i rapporti con le opzioni di scelta per eventuali provvedimenti da prendersi nel rispetto delle competenze nazionali.

Un’importante sottolineatura va infine dedicata al fatto che le varie strategie dell’Unione Europea per la cooperazione nel settore della protezione civile, non intendono sostituire i sistemi nazionali. Tutte le iniziative sono saldamente basate sul principio di sussidiarietà, l’elemento guida della legislazione comunitaria in base al quale le azioni nell’Unione devono essere sempre intraprese ad un livello quanto più possibile locale.

Tratto dal sito web del Dipartimento di Protezione Civile

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